Intervista Corriere: "Dopo 20 anni torno in Lega, e a Roma vinciamo!"

Inaugurazione sede con salvini e pivettiIntervista sul Corriere con Cesare Zapperi

A vent’anni dall’espulsione, l’ex presidente della Camera riparte dalla Lega e sarà capolista a Roma. «Meloni è il candidato migliore, Berlusconi sbaglia. Gli elettori di Forza Italia nelle urne voteranno per lei» 

«Avevo abbandonato perché la politica fatta nelle stanze chiuse e dedita solo alla spartizione del potere non mi interessava. Questa è una stagione diversa, c’è l’entusiasmo della ricostruzione». Irene Pivetti torna in campo. Espulsa dalla Lega, una fugace e non fortunata esperienza con Mastella, l’ex giovanissima presidente della Camera dai primi anni Duemila si è dedicata ad altro (salvo sporadiche avventure amministrative, come assessore a Berceto e poi a Reggio Calabria). Fino a l marzo scorso quando si è ritrovata tra i possibili candidati sindaco di Roma del centrodestra da votare alle primarie promosse da matteo Salvini. Il risultato per lei è stato così positivo e sorprendente che il leader leghista le ha proposto di fare la capolista del Carroccio.

Lei dice che a Roma c’è entusiasmo. Ma se il centrodestra è spaccato...
«Roma è fragile, inutile negarlo, soprattutto per le scelte di Berlusconi, ma il suo potenziale come laboratorio politico del futuro è straordinario. Io credo che questo sia il momento in cui il centrodestra possa ripartire, con nuove idee e leader giovani, voltando pagina rispetto al ventennio berlusconiano». 

Come pensate di poter superare Berlusconi?
«Lui ha deciso di giocare un ruolo laterale che francamente non mi pare giovi né a lui né a noi. E poi, come non vedere che Bertolaso va rimpicciolendosi di giorno in giorno? Noi andiamo avanti per la nostra strada, convinti che Giorgia Meloni sia la candidata migliore» 

Lei dice che a Roma c’è entusiasmo. Ma se il centrodestra è spaccato...
«Roma è fragile, inutile negarlo, soprattutto per le scelte di Berlusconi, ma il suo potenziale come laboratorio politico del futuro è straordinario. Io credo che questo sia il momento in cui il centrodestra possa ripartire, con nuove idee e leader giovani, voltando pagina rispetto al ventennio berlusconiano».

Come pensate di poter superare Berlusconi?
«Lui ha deciso di giocare un ruolo laterale che francamente non mi pare giovi né a lui né a noi. E poi, come non vedere che Bertolaso va rimpicciolendosi di giorno in giorno? Noi andiamo avanti per la nostra strada, convinti che Giorgia Meloni sia la candidata migliore».

Pensate di arrivare al ballottaggio senza i voti di Forza Italia?
«Sì, ne siamo assolutamente convinti. Dirò di più: penso che gli elettori moderati, anche quelli di Forza Italia, badino al concreto e non seguano i balletti della politica. Sceglieranno la persona e Giorgia saprà conquistare anche i voti degli azzurri».

Qual è il limite di Bertolaso?
«Non è un politico. È ora di finirla con la mitologia del tecnico al potere. La politica è un’arte nobile e necessaria».

Ma è proprio Berlusconi che non vuole i politici di professione.
«Vero, però anche lui pur avendo una storia da imprenditore, da più di vent’anni fa il politico. I tecnici sono necessari per la politica, ma non la esauriscono. Bertolaso ha il profilo del city manager, non del sindaco».

Veniamo a lei: Salvini come l’ha convinta a ributtarsi in politica?
«I consensi che sono piovuti sul mio nome hanno riacceso la fiammella. Poi Salvini mi ha chiesto di fare la capolista. Ci ho pensato a lungo ed ho risposto positivamente perché quello cui stanno lavorando il segretario della Lega e Meloni è il disegno strategico giusto. Anch’io voglio dare un contributo alla costruzione di un centrodestra moderno».

 

Lei dice che a Roma c’è entusiasmo. Ma se il centrodestra è spaccato...
«Roma è fragile, inutile negarlo, soprattutto per le scelte di Berlusconi, ma il suo potenziale come laboratorio politico del futuro è straordinario. Io credo che questo sia il momento in cui il centrodestra possa ripartire, con nuove idee e leader giovani, voltando pagina rispetto al ventennio berlusconiano».

Come pensate di poter superare Berlusconi?
«Lui ha deciso di giocare un ruolo laterale che francamente non mi pare giovi né a lui né a noi. E poi, come non vedere che Bertolaso va rimpicciolendosi di giorno in giorno? Noi andiamo avanti per la nostra strada, convinti che Giorgia Meloni sia la candidata migliore».

Pensate di arrivare al ballottaggio senza i voti di Forza Italia?
«Sì, ne siamo assolutamente convinti. Dirò di più: penso che gli elettori moderati, anche quelli di Forza Italia, badino al concreto e non seguano i balletti della politica. Sceglieranno la persona e Giorgia saprà conquistare anche i voti degli azzurri».

Qual è il limite di Bertolaso?
«Non è un politico. È ora di finirla con la mitologia del tecnico al potere. La politica è un’arte nobile e necessaria».

Ma è proprio Berlusconi che non vuole i politici di professione.
«Vero, però anche lui pur avendo una storia da imprenditore, da più di vent’anni fa il politico. I tecnici sono necessari per la politica, ma non la esauriscono. Bertolaso ha il profilo del city manager, non del sindaco».

Veniamo a lei: Salvini come l’ha convinta a ributtarsi in politica?
«I consensi che sono piovuti sul mio nome hanno riacceso la fiammella. Poi Salvini mi ha chiesto di fare la capolista. Ci ho pensato a lungo ed ho risposto positivamente perché quello cui stanno lavorando il segretario della Lega e Meloni è il disegno strategico giusto. Anch’io voglio dare un contributo alla costruzione di un centrodestra moderno».

Affidato alla coppia Salvini-Meloni?

«Sì, mi paiono due figure interessate a perseguire una strategia politica senza farsi condizionare dalla smania di conquistare la leadership di una coalizione».

Cosa le piace di Salvini?
«La linearità. Fa politica con grandissima chiarezza, è aggressivo ma sa anche stemperare le tensioni con una battuta».

Dicono che sia lepenista.
«Per niente. Chi lo dice mostra ignoranza politica. I lepenisti hanno idee di derivazione fascista, la Lega ha una matrice identitaria. Culturalmente sono fenomeni molto diversi».

Salvini le ricorda il Bossi degli esordi?
«Pur con le differenze di età e di epoca, entrambi sono fedeli ad un disegno. Come Bossi, anche Salvini vuole rompere il vecchio sistema per costruire qualcosa di nuovo. Lo fa con più concretezza, abbandonando certe trovate folkloristiche, cercando di dare risposte pragmatiche sui temi dell’immigrazione, dell’economia, dell’Europa».

Par di capire che, a vent’anni esatti dall’espulsione (perché non condivideva la linea secessionista), lei si senta di nuovo leghista a pieno titolo.
«Sì, sono orgogliosa di rientrare nel disegno strategico. Voglio diventare parte della squadra. Ho contribuito all’apertura della sede della Lega a Roma e mi impegno ad essere presente per tenere il dialogo con gli elettori».

Prenderà la tessera?
«Sono candidata come capolista...».

A Roma, quella che voi leghisti della prima ora chiamavate «ladrona»...
«Questa cosa mi fa sorridere, in effetti. Ma la “Roma ladrona” dei palazzi del potere rimane, non è cambiata. Proprio per questo la battaglia riparte con rinnovato entusiasmo».

È una Pivetti 2.0, una sorta di ripartenza all’insegna del “dove eravamo rimasti...”.
«Bella questa. Effettivamente è così. Mi sono rifatta una vita dopo tante esperienze. Aver avuto il potere da giovane mi è stato fatto pagare. Sono andata avanti comunque per la mia strada. Ora ho un’attività professionale che mi impegna molto e che non voglio lasciare nonostante la politica. Ma sono a disposizione per la rinascita del centrodestra».

Pronta a tornare in Parlamento?
«Non corriamo troppo. Una cosa alla volta...».

 

http://www.corriere.it/politica/16_aprile_23/pivetti-io-stregata-salvini-torno-lega-roma-ladrona-a27123b2-0939-11e6-9fb4-3b2d877e61d8.shtml

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