Commercio ambulante: diciamo no alla Bolkestein, sì alla legalità!

Intervista a Il Mercato sulle prospettive del commercio ambulante e su Roma.

 

On. Pivetti cosa ne pensa della situazione del commercio ambulante Romano?                                                                                                          

Credo che il commercio su aree pubbliche di Roma stia vivendo un momento di particolare difficoltà, accentuata dalla crisi. La politica, con i suoi ritardi e le sue assenze, ha contribuito ad aggravare questa situazione.

 

Ritiene che sia necessario un cambiamento rispetto all'attuale situazione?

Un cambiamento dell'attuale situazione è indispensabile e direi anche urgente. Ritengo che, soprattutto per quanto il commercio ambulante nel comune di Roma, sarebbe opportuno un ripensamento complessivo del servizio che deve essere offerto al consumatore, con particolare attenzione agli aspetti pratici più che alle teorie. È un paradosso ma sono proprio le soluzioni di buon senso quelle che vengono trascurate. Si è provato ad adottare soluzioni di project financing, ma fin qui non hanno funzionato. Perché, ci chiediamo, visto che in tutto il resto del mondo è esattamente questa la soluzione che consente di liberare risorse, offrendo servizi efficienti alla comunità? È chiaro che si deve ricominciare daccapo con idee più chiare e, soprattutto, con una seria moralità.

 

La piaga dell'abusivismo e della contraffazione è ormai giunta a livelli fin troppo elevati. Gli operatori del settore continuano a sostenere costi elevatissimi di vario genere, quali contributi e tributi, che puntualmente aumentano ogni anno, contrariamente agli abusivi. Quanto fino ad oggi è stato fatto dalla giunta Marino non è stato sufficiente ad eliminare tali fenomeni. Quali sono le azioni che possono essere messe  in atto per una definitiva soluzione?

Dobbiamo lasciare ogni ipocrisia e dire con chiarezza che dietro ogni forma di commercio abusivo c’è merce contraffatta prodotta e distribuita dalle mafie, i cui proventi finanziano ogni sorta di crimine, compreso il terrorismo internazionale.

Rispetto a fenomeni di questa portata evidentemente un comune da solo non può bastare, ma certo una capillare forma di contrasto debba essere intrapresa. Significa controlli dello smercio per strada, ma anche controlli dei magazzini all’ingrosso, spesso ubicati nelle zone periferiche di Roma, valorizzando al meglio la risorsa rappresentata dalle forze dell’ordine, municipali e nazionali.   

 

A seguito del D.Lgs. n. 59/2010 avente come oggetto l'attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno, per il recepimento in Italia della Bolkestein. Questa direttiva, come ritiene che possa mutare lo scenario del commercio su aree pubbliche sul territorio Romano? Visto che il 2017 è vicino e le concessioni decadranno, quale soluzione intende adottare per tutelare?

Innanzitutto un punto politico: non si comprende perché una direttiva europea, che dovrebbe proporsi di liberalizzare i servizi, sia stata in realtà applicata al commercio su aree pubbliche, sugli ambulanti, sui balneari, con grave danno per le persone e le famiglie che fanno di queste attività il loro sostegno economico, ma anche con danno per i nostri territori, che in queste attività trovano una caratteristica potremmo dire culturale, che li rende così tipici. E una domanda da rivolgere ai politici, che sono stati assenti o conviventi al momento di prendere queste decisioni in sede europea, ma da rivolgere anche ai sindacati delle categorie coinvolte, silenziosi non si capisce se per ignoranza o per complicità. Fatto sta che ora un intero comparto viene messo in crisi senza un valido motivo, con effetti attesi certamente negativi. Non è quello di cui l’Italia, di cui Roma, hanno bisogno in un momento difficile come questo. Su questo punto la Lega, con Matteo Salvini, si è già espressa chiaramente più e continuerà a farlo. Ricordiamoci che proprio la Lega in Europa è stata l'unico partito italiano a votare contro la Bolkestein.

 

On. Pivetti oltre al suo interesse riguardo il settore del commercio su aree pubbliche, in quale altro modo si impegnerà per ridare a Roma e ai romani la dignità e il rispetto che meritano? Quali saranno le sue priorità? Possiamo aspettarci da lei dei reali progetti in campo urbanistico, sociale, soprattutto per quanto riguarda tematiche come sicurezza e gestione delle politiche migratorie, possiamo contare su di lei e sulla sua lista affinché si attuino dei veri cambiamenti?

 La mia priorità è creare lavoro. Roma deve tornare ad essere motore della crescita, luogo in cui le grandi imprese multinazionali tornino ad investire.  Dobbiamo ridare a Roma quel ruolo di leadership che ha nel Mediterraneo, Roma è capitale della nostra cultura. Dobbiamo riprenderci quel ruolo di Capitale politica, strategica e culturale del Mediterraneo.

Questo per me vuol dire posti di lavoro, vuol dire investimenti per rilanciare il decoro urbano, dal semplice risanare le buche nelle strade a promuovere una vasta opera di valorizzazione del patrimonio di verde pubblico presente su tutto il territorio della capitale. Guai a pensare che le due cose non siano collegate.

Per Roma ci vogliono buon senso, visione, passione e coraggio, la stessa che mettete ogni giorno nelle vostre aziende. 

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