Invochiamo il Dono del Consiglio

Oggi è Natale, perciò vorrei chiedere un regalo. Lo chiedo per voi e per me, e lo chiedo allo Spirito Santo, che ne ha almeno altri sei da parte, dunque non ci dirà di no. Per Natale chiedo, per voi e per me, una bella dose di spirito critico. Nel Catechismo lo chiamano il dono del Consiglio, ma noi gli diamo un nome che si capisca di più, e cioè la capacità di discernere fra bene e male, fra giusto e ingiusto, fra vero e falso, eccetera. Già che ci siamo, anche fra bello e brutto, che non è nemmeno una cosa scontata oggi.

Io dico: invochiamo il dono del Consiglio perché il Natale sia una festa davvero.

E allora quando facciamo gli auguri, per piacere lasciamo da parte Babbo Natale, gli orsetti, le renne, e tutta una natura nordica pacioccona e buffa che tra l'altro non esiste affatto, recuperiamo l'età mentale e anagrafica che abbiamo lasciando queste fantasie infantili e mollicce ai bimbi piccoli, ma piccoli davvero.

A Natale, tiriamo fuori un po' di carattere per guardare una minorenne che partorisce in un ricovero di fortuna, con un marito che non la tocca con un dito perché sa che non è sua, qualche lavoratore socialmente utile che guarda che sta succedendo in quella baracca, e i sapienti e gli intelligenti che non ci capiscono niente.

La politica di Erode cerca già il bambino per ucciderlo, e solo tre ricchissimi burini di non si sa dove hanno capito che i soldi sono importanti ma vanno messi dove stanno le vere priorità. E per questo portano dove stanno le vere priorità. E per questo portano segni della loro immensa ricchezza a quel figlio di nessuno in una baracca.

Io questa scena non me la voglio perdere. Io questi tre Ultimi col loro bue e il somaro, con intorno i lavoratori del turno di notte, e fra qualche giorno tre bizzarri riccastri che arrivano a raggiungerli, voglio rigirarmeli fra le mani tutto il tempo, voglio capire, devo capire, come hanno fatto ad essere lì, perché ci hanno creduto, tutti quanti, e con che faccia di bronzo si sono tenuti per trent'anni la fama del pazzo, prima che Gesù diventasse famoso. I pastori, per dire: di sicuro qualcuno di loro avrà fatto in tempo a morire, prima che si sapesse della vita pubblica di questo nuovo Maestro che parlava "come uno che ha autorità", per altro in sinagoghe a centinaia di chilometri da lì, perché Betlemme non è Nazareth, non è Cafarnao, non è nemmeno Gerusalemme, anche se è vicina, e Gesù non ci è mai più tornato durante la sua vita.

Chi c'era quella notte, quelli sono veri rivoluzionari.

Quei quattro o cinque lavoratori border line, pastori da notte, sono stati incastrati letteralmente dall'angelo nella parte del fesso. Oppure no. Quei quattro o cinque sono il primo noi, sono i primi sassi su cui si è cominciato a costruire. E qualcuno di loro ha capito, e ha creduto, lasciando la Sacra Famiglia meno sola.

Ecco, questi sono i miei auguri: a Natale, vediamo di essere all'altezza di questa gente da niente, curiosi anche spaventati, ignoranti ma liberi. Gente normale piena di fatica, che è andata a vedere, e ha lasciato che quel che ha visto cambiasse loro la vita. Buon Natale

Irene Pivetti

 

Parliamo di usurpatori

“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Articolo uno comma due.

di Irene Pivetti
Siamo gente che fa sul serio. Abbiamo scritto una Legge Fondamentale molto impegnativa, quanto semplice da capire, chiara, inequivoca. L'abbiamo affidata al voto e l'abbiamo scelta. L'abbiamo fatta nostra e ci abbiamo costruito sopra lo Stato, imperfetto per carità, sempre insufficiente, ma equilibrato almeno nelle intenzioni, aperto al futuro, e soprattutto giusto.
Per essere cittadini bisogna
essere re, per essere degno dell'Italia devi sentire la sua storia, la sua lingua, le sue istituzioni come cose tua, amarle, difenderle dare la vita per esse come se tutto difendesse solo da te.
Tu sei re e perciò sei cittadino, sei pronto a morire per servire e per questo meriti di essere membro, meriti di votare, di concorrere con la forza della tua volontà a rendere ogni giorno un po' migliore questo patrimonio prezioso che ti viene affidato, per consegnare ai tuoi figli più ricchezza, più bellezza, più giustizia di quanta ne abbia ricevuta tu. Questo è il senso della sovranità che appartiene al popolo. Una responsabilità prima di tutto, che incomincia con la nascita e non finisce mai cresce soltanto, ogni giorno della nostra vita, man mano che crescono la nostra intelligenza, la nostra esperienza, la nostra volontà. Per questo, e solo per questo denunciamo gli usurpatori.
Che non sono solo quelli che si appropriano slealmente, o illegalmente, di parti di potere, che fanno cattivo uso dei pubblici uffici, che rubano il denaro pubblico o che gettano discredito e vergogna sulle istituzioni. Sono costoro gli usurpatori ma non solo loro.
Usurpatori sono anche tutti coloro che dormono mentre dovrebbero vigilare: La loro scelta o le circostanze li hanno messi a tutelare il diritto e la giustizia, angeli e cioè messaggeri di rettitudine affondano nell'omissione come in una melma scandalosa, flaccidi e ingombranti ingolfano le turbine, affogano la sala motori, e fanno dello Stato una macchina infernale. E non pensiamo solo ai magistrati inefficienti o faziosi, ma a tutti coloro che ricoprono ruoli di bilanciamento di un potere, dalle molte authority ai moltissimi uffici amministrativi.
Fanno delle procedure non una garanzia di libertà ma uno strumento di piccolissimo ma distruttivo, e odioso, potere ai danni di tutti e di chiunque, ad esclusivo vantaggio della loro sudicia vigliaccheria.
Sì, anche costoro usurpano, ma non sono solo loro gli usurpatori che hanno preso in ostaggio la nostra libertà.
Usurpatori, mentitori, e nostri nemici (e non dico avversari, dico proprio nemici), sono tutti coloro che di abitudine gridano allo scandalo, esaltano la disperazione, sfrenano gli istinti di rabbia e di vendetta. Falsi profeti, illudono i più vulnerabili, come il pifferaio magico che affascinava i bambini con la musica e li trascinava nel ventre della montagna a morire come topi. Cosa ci guadagnasse non è dato sapere, come non è sempre evidente il motivo per cui alcuni spendono tante energie per distruggere invece di costruire, per uccidere la speranza invece di coltivare la responsabilità. Non è sempre chiarissimo anche se a volte si intuisce, ma evitiamo i complottismi e lasciamo per ora in sospeso questa delicatissima questione. Diciamo che anche se fosse senza motivo (e non lo è mai), seminare afflizione, frustrazione e rabbia è uno schifoso tradimento della fiducia popolare, come i maledetti che nell'antichità avvelenavano i pozzi per catturare i villaggi, non c'è nulla di più colpevole, e di più rivoltante.
Questi disperatori sono veri servi del male, e dobbiamo avere la faccia di dirlo, con serenità e fermezza, perche non si dà uno spintone a uno che barcolla, ma una mano, non si insegna a sputare a chi è malato, ma a prendere le medicine, e se le forze del tuo vicino si spengono lo consoli se non puoi più fare niente per
lui, non aizzi il suo dolore. La cittadinanza rettamente intesa è curativa, la responsabilità è terapeutica, fa bene alla persona prima di tutto, e poi allo Stato, e spinge incessantemente al bene per sé e per gli altri.
Per questo usurpatori siamo anche tutti noi quando, magari stanchi o solo un po' viziati, ci lasciamo troppo facilmente cadere le braccia, e ci abbandoniamo alla lamentela.
E che diamine, un po' di carattere. Certo, non sono il momento di stanchezza o di delusione che uccidono lo Stato, e con esso il bene comune, ma la sistematica invocazione di diritti a cui non necessariamente corrispondono dei doveri, questo è vile, questo è usurpatore.
Ma cosa posso fare io, si obietta, di fronte a questo colosso che è la realtà, che mi ignora e mi schiaccia.
Poco, a volte. Moltissimo, altre volte. Invece di raggirare, rispettare. Invece di deludere, fare.
Invece di tacere, proporre. E soprattutto, essere.
Uomini e donne con la spina dorsale, impariamo a stare dritti sulle gambe, seri e preparati, determinati a vincerla questa battaglia universale contro l'abbandono, la vigliaccata, lo sfaccendamento.
La Costituzione ci ha assegnato - anzi, con la Costituzione ci siamo assegnati un posto molto alto, e abbiamo fatto bene: Siamo cittadini perché siamo re, figli di re e padri e madri a nostra volta di piccoli re della propria libertà, da crescere con l'amore e con l'esempio.
Bene. La sovranità appartiene al popolo. Vediamo di esserne all’altezza.

 

Occupare il nostro posto. Di Irene Pivetti

In  base a quale follia noi autorizziamo noi stessi a chiamarci il centro, e a compatire il resto del mondo come periferia? Quale malsano squilibrato orgoglio ci fa vedere nei Paesi terzi, cioè extracomunitari, dei soggetti bisognosi della nostra amorevole cura?

Sono da cinque giorni in Cina (mi capita spesso, ci lavoro da più di otto anni), ho visto questo Paese in lungo e in largo e quasi ogni notte nelle mie 50 missioni ho scritto mail con la televisione accesa a vedere i cinesi come si raccontano, che dicono e cosa pensano di se stessi e degli altri: talk show, giochi a premi, telegiornali, fiction su Mao Tze Dong da giovane, telenovelas in costume medievale e tanti, tanti reportage dal mondo. Dell'Europa, non dico dell'Italia, avrò sentito parlare 2 o 3 volte.

E noi saremmo il centro, e loro la periferia. Stanotte, notizie dal mondo: Cina che parla di Africa e africani che parlano di Cina, Xi Jinping che riunisce tutti i partiti comunisti del mondo a Pechino, Trump e i suoi conflitti con l'Fbi e poi Corea del Nord. Fine.

Problema: ma ricchezza e miseria sono ancora uno spartiacque, e noi siamo quelli ricchi. Chiediamolo ai nostri anziani se è vero, o ai nostri esuberi. O alle (ormai debellate come un morbo) famiglie numerose, chi è ricco e chi è povero.

La miseria dell'Africa, del sud-est asiatico, dipende ormai molto più dalla corruzione dei loro governi che da remote colpe coloniali di ex potenze ora tagliate fuori. Dipende dal non gestire l'estremismo islamico, dal fare soldi sulla tratta di esseri umani, dal gusto per la ricchezza non guadagnata e dal disprezzo per il popolo. Rispetto a tutto questo noi europei, ex centro ed ora anche ex ricchi, abbiamo soprattutto una grande, ma non interessante, colpa di omissione. Siamo omissivi e non condividiamo con loro quel che a nostre spese avremmo dovuto imparare, e cioè che la fame dell'oro porta alla guerra, e la guerra alla disperazione, la disperazione alla dittatura e questa alla morte, anche delle classi dirigenti. E che dopo resta solo fango.

Poltiglia culturale inservibile, finché qualcuno non si rimbocca le maniche per ricostruire. Ma questo è un passaggio che un po' ci disturba, non sappiamo se ci crediamo davvero. La chiamiamo "retorica", e giù a smontare e maledire, e retrocedere. Siamo omissivi perché abbiamo sprecato le energie facendoci del male. Finito l'olio delle lampade, non abbiamo nemmeno voglia di comprarne altro. Mentre l 'Africa a un passo da noi rifà in modo bestiale e persino più violento gli stessi errori che l'Europa ha fatto negli ultimi 500 anni. E noi ci ostiniamo a curare i loro sintomi.

I migliori fra noi vanno laggiù a nutrire gli affamati, a curare le piaghe, ad amarli fino a farsi ammazzare, e non c'è un mediocre politicante in tutta Europa che abbia la faccia di dire a quei governi: vergognatevi affamatori, governi trafficanti, governi assassini dei vostri stessi popoli, non uno di noi che abbia la faccia di distinguere governi buoni e cattivi, di promuovere una azione politica vera, stipulare una alleanza sana con i più equilibrati, che non a caso sono anche gli Stati più prosperi, operando attivamente per contrastare i sanguinari.

Il nostro stesso non-interventismo nemmeno diplomatico è una forma di razzismo, quasi fosse normale per noi pensare l'Africa, e parte del sud-est asiatico, come terra di sostanziale sottosviluppo, e perciò anche di barbarie: "Lascia correre, finché si scannano fra loro a noi va bene". E via così a considerarci il centro. Invece le cose non stanno più in questo modo da un pezzo.

In Asia la Cina governa il continente da almeno quarant'anni, così come governa l'Africa da venti. Gli Stati africani scelgono ormai solo fra la solidarietà islamica e la fratellanza cinese: contribuire da parte nostra a far pendere la bilancia a favore dei soggetti migliori non sarebbe nemmeno tanto un atto di dovuta carità, quel famoso risarcimento storico che sentiamo di dovere, a causa della nostra passata ricchezza. Piuttosto sarebbe una azione intelligente, appena appena lungimirante, per provare a migliorare la qualità complessiva di chi di qui a poco è destinato a governarci, a dominare di sicuro la nostra economia, e a giocarsela con forza persino con la nostra cultura, tanto siamo diventati timidi e imbelli.

Questo siamo, noi residuali, nobili decaduti, viziati e inetti. Abbagliati dalle nostre passate ricchezze di cultura e storia non vediamo la sterpaglia della malavoglia che devasta i nostri campi, le crepe della presunzione nei nostri muri, e continuiamo ad atteggiarci a legislatori di un mondo che, semplicemente, ci ignora. È ora di svegliarci da questo incubo da morfina, è ora di riprendere umilmente, ma seriamente, ad occupare il nostro posto nel mondo, lavorando come tutti, insieme con gli altri, non sopra ma nemmeno sottomessi, e nemmeno necessariamente "per" gli altri.

Ripartire dall'umiltà come virtù tattica se non morale, perché a stare bassi si vedono meglio i particolari, e non si viene rilevati dai radar.

Impariamo di nuovo a misurarci anche un po' dai risultati, perché presto non avremo più alcun diverso da accogliere, ma semmai noi diversi dovremo negoziare la nostra accoglienza da parte degli altri, là dove una volta era casa nostra. Abbiamo poco da sentirci lume per il mondo povero, la risacca della storia ci sta già lasciando in dietro, e se vogliamo essere vivi anche domani sarà meglio che guardiamo la faccia della Terra come realmente è. Mettiamo più carattere nelle nostre scelte e più umiltà nella nostra autostima.

Allora, e solo allora, scopriremo che c 'è ancora bisogno di noi: ritornati credibili, potremo finalmente essere i necessari testimoni di una civiltà di diritto e giustizia, decaduta sì ma ancora in grado di portare frutto. Siamo dunque noi umili, seri, diligenti, onesti, siamo noi buoni operai in questo mondo ed allora noi periferici, noi diversi, noi quasi-del-tutto-finiti saremo se Dio vuole riconosciuti come simili, come pari. E sarà il meglio che ci possa capitare.

Articolo pubblicato anche su www.interris.it

 

 

Renzi è un bugiardo e primo autore di fakenews, mi diffama!

Renzi bugiardo e primo autore di notizie false: dopo la Presidenza rifiutai proprio le offerte del suo partito e feci coerentemente solo campagna per la Lega. Io ho pagato sulla mia pelle la coerenza politica di stare nel mio partito- prosegue Pivetti- malgrado le offerte di desistenza fatte dall’allora capogruppo del PDS, oggi PD, Giovanni Berlinguer. Sono stata coerente, feci campagna elettorale con la Lega e portai il partito a cui appartenevo dall’8 al 10,4%. Successivamente, rifiutando la svolta secessionista, fui espulsa, anche questo a causa della mia coerenza. Ma Renzi non conosce la coerenza  e preferisce diffondere notizie false e diffamatorie. Bugiardo!

Aquile come polli. Riflessioni sull'impegno dei cristiani in politica

Irene Pivetti

C’è un atto di responsabilità da compiere oggi, e da oggi in poi oggi in poi.

Dobbiamo tornare a dire: voglio essere cittadino di questo Stato, voglio fare la mia parte in questa società, specialmente ora che è più difficile crederci, voglio portare il mio peso e aiutare gli altri a portare il loro, voglio dare una forma utile alla mia libertà.

Perché adesso che le abbiamo viste tutte e la misura è colma, con che coraggio rimaniamo seduti, o peggio ci lasciamo andare alla lamentela? Come possiamo fare nostro il cinismo del tanto peggio tanto meglio, e la superficialità del non mi riguarda? Dio non voglia che non sappiamo più svegliarci da questo sonno, triste e in ultima analisi egoista, per ritrovarci domani a chiederci: Io dov'ero mentre tutto quanto cominciava?

Perché è di questo che stiamo parlando.

Il tempo di soffrire in silenzio fino ad abituarsi è finito, e non ci sono scuse per starsene ancora faccia al muro, avvolti stretti nei nostri stracci di coscienza, sul pavimento della stazione della vita. Alziamoci. Via questi cenci da perdenti. In piedi morti di fame che siamo, è ora di andarci a riprendere una vita decente, giustizia, libertà, coesione sociale, serietà, merito, speranza, spirito costruttivo e capacità di collaborare, equità economica e decoro istituzionale, servizio al bene comune, identità, Stato.

È ora di politica, anche se ci hanno fatto credere che non esista più. E che, se mai esista, non valga proprio la pena.

È ora di libertà, di quella seria, fatta di sacrifici quotidiani, di mediazioni tra l'ottimo e il possibile, di astuzia buona per aggirare gli ostacoli, e anche di qualche santa arrabbiatura.

È ora di responsabilità, amici che ancora riuscite a sentire il vostro cuore battere, responsabilità di fronte a noi stessi, alla nostra famiglia, alla società, ma responsabili anche di fronte allo stato o, per chi sa che Lui non ci perde mai di vista, nemmeno adesso, che siamo tanto fiacchi da far pena, ma tuttavia porta pazienza, responsabili di fronte a Dio.

La Sicilia non diventi un franchising 5 Stelle

L'esempio del mal governo di Roma è lampante: un non governo che lascia morire la Capitale. Ai Cinquestelle manca completamente il senso delle istituzioni e si pensa di sostituire tutte le istituzioni con la democrazia liquida.

Le istituzioni possono sembrare lontane dai cittadini, ma sono l'architettura necessaria per la protezione dei più deboli. Non esiste altro modo per difendere i più deboli.Il movimento Cinquestelle - prosegue Irene Pivetti - è un franchising: c'è uno studio di consulenza che detiene i diritti del marchio e cede i diritti di utilizzo del marchio, come una multinazionale.

Il partito azienda nella forma 2.0, una struttura economica volta a produrre degli utili. Siamo sicuri che una struttura così possa davvero essere utile per tutelare gli interessi dei più deboli? La politica, come diceva Paolo VI, è la forma più alta di carità, non è da pazzi pensare che sia bello dedicare un pò di tempo perchè il mio Paese migliori.

I siciliani hanno l'occasione domenica di dare un segnale al Paese. Tutta l'Italia guarda la Sicilia e dalla Sicilia può partire una nuova Italia.

Chiambretti: Irene Pivetti? La donna che visse 3 volte!

Irene Pivetti e Chiambretti

La donna che visse tre volte: politica, televisione e business.

Intervista con Piero Chiambretti "Guancia a Guancia" su canale 5. “Oggi mi occupo di una piattaforma di scambi commerciali con la Cina. La Cina è sempre più vicina. Xi Jinping è l’uomo del momento, sta guadagnando un peso politico sempre maggiore. Abbiamo creato Only Italia per le aziende italiane chi vogliono fare business in questo Paese immenso.

Noi li accompagniamo in Cina nei loro parchi industriali. Sono un miliardo e mezzo di persone molto operose, non deve sopportare regole internazionali perché fa mondo a sé, può battere moneta, ha un mercato interno incredibile. E le aziende italiane, soprattutto le PMI, senza un aiuto rischiano di perdersi. Ecco perché Only Italia."

Se hai perso la puntata, ecco il link per rivederla tutta http://www.video.mediaset.it/video/matrix/full_chiambretti/puntata-del-21-aprile_713438.html

Bene Trump. Non si può volere una donna a tutti i costi

Povera Hillary, ha dovuto sopportare un pessimo marito, e poi un pessimo presidente e infine si è fatta sostenere dalle peggiori lobby esistenti, davvero per niente. Così impara a scegliere con chi accompagnarsi. Certo che mi dispiace che una donna NON sia presidente degli Stati Uniti, ma non si può volere una donna a tutti i costi.

Trump si rende utile da subito: serve a chiarire che le donne non sono una categoria, ma ci sono donne e donne!

Ecco perché voterò NO al referendum del 4 dicembre!

Ecco perché voterò NO! È sicuro che l’Italia abbia bisogno di riforme ma non è detto che tutte le riforme siano comunque buone. Questa è una riforma fatta da un governo che non ci piace. Voi andreste a farvi aggiustare la macchina da un meccanico di cui non vi fidate o che ha già imbrogliato qualche vostro amico? Io no.

È chiaramente una riforma zoppa, che per di più serve a puntellare l’esistenza di un governo traballante. È una riforma molto politica anche nei contenuti. Infatti, si perde del tutto l’equilibrio che la nostra Costituzione prevedeva tra i vari poteri dello Stato, con il risultato che il presidente del Consiglio diventa onnipotente, e il Parlamento è umiliato e trasformato in niente. Ma solo il parlamento è la sede della sovranità popolare!

Da leghista pensate se non la vorrei una vera Camera delle Regioni, delle autonomie: ma non quel Senato, dove i rappresentanti non sono eletti, e nemmeno votano la fiducia al governo. Portare i Territori in parlamento e non permettere loro di votare la fiducia al governo è una presa in giro!

Se poi mettiamo insieme questa riforma costituzionale con la nuova legge elettorale si possono vincere le elezioni con una manciata di voti raccolti al ballottaggio, e controllare da lí tutti i poteri dello Stato. Insomma, questa riforma costituzionale è scritta con una sola ben chiara idea in testa: “Non disturbare il manovratore”. Io non posso accettarlo, ecco perché voterò NO!

A Bruxelles al World Green Design Organization

Irene Pivetti a bruxelles al world green design organization

Dal 13 al 18 ottobre presso il Parlamento europeo il vertice sulle nuove opportunità di cooperazione Green Design tra Cina ed Europa. Scelte riguardanti il “Green New Deal”, risorse ed energia nello sviluppo verde dell’economia delle nazioni. WGDO fondata a Bruxelles a settembre 2013 è la prima organizzazione internazionale senza scopo di lucro che evidenzia il rapporto uomo-natura per promuovere, e diffondere il Green Design nel mondo trasformando l’attività produttiva e i modelli di consumo.

World Green Design Organization ha già promosso undici forum in Svizzera, a Bruxelles, in Germania, a Yangzhou in Cina e a Milano. Sempre dal 13 al 18 ottobre 2016 World Green Design Achievement Exhibition. In mostra istituzioni ed eccellenze nello “sviluppo verde”, costruzioni, food, trasporti, energia, tecnologia, materiali. Presenti anche i premiati Durante il Forum Mondiale Green Design Yangzhou Summit 2016, “Design Award World Green”.

“Come presidente onorario di WGDO vorrei esprimere a tutti voi la mia gratitudine per partecipare a questo vertice” così lrene Pivetti porge i suoi saluti ” … “siamo qui per un motivo preciso, per approfondire la nostra conoscenza, per rafforzare i nostri legami, condividere il nostro impegno verso uno sviluppo sostenibile e un futuro migliore, per tutti quelli che verranno dopo noi sulla Terra”. Continua così, ribadendo che “la natura è una risorsa enorme, ma non è illimitata…

Only Italia presenta la Fiera di Yangzhou a San Marino

Workshop di presentazione della Fiera Agroalimentare di Yangzhou organizzato da Only Italia a San Marino. Luogo di incontro e di confronto tra gli imprenditori italiani, le autorità Sanmarinesi e il mercato cinese. Dopo il saluto della Presidente di Only Italia Irene Pivetti, al centro congressi Kursaal il Segretario di Stato per il Turismo, lo Sport e i Rapporti con l’A.A.S.S. Teodoro Lonfernini definisce la Repubblica di San Marino in questo contesto luogo di incontro e di confronto. Una opportunità per tutti.

"Guardiamo insieme alla Cina che entrambe le nostre realtà conoscono bene” afferma, “farlo con Only Italia e l’amica Irene Pivetti è il grande valore aggiunto”. Il funzionario Vicario dell’Ambasciata Italiana a San Marino portando i saluti dell’Ambasciatore d’Italia Barbara Bregato ringraziando la presidente Pivetti per il successo di Only Italia, analizza questa impresa coraggiosa e seria ponendosi una domanda basata su indagini economiche “perché l’Italia incluso San Marino è al ventesimo posto nell’esportazione agroalimentare in Cina? Perché ci vuole assistenza, ci vuole una piattaforma professionale che accompagna le imprese in un mercato molto complesso, in un mercato internazionale dove non è possibile il far da sé”.

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