Irene Pivetti su la 7 a Tagadà “Salvini leader della coalizione, Berlusconi regista. Esistono le persone che dialogano, inutile seminare allarmismi da questo punto di vista”

La Presidente di Italia Madre intervistata da Tiziana Panella ha sottolineato che è difficile incarnare la volontà popolare ma è una grande responsabilità che ognuno deve assolvere secondo le proprie capacità, Italia Madre è un movimento in difesa anche degli imprenditori.

Nel dibattito sui presidenti delle camere, su Romani ha affermato che Salvini è il leader della coalizione e Berlusconi il regista. Esistono le persone che dialogano, inutile seminare allarmismi da questo punto di vista. Berlusconi sta incarnando quello che ha detto il 5 marzo.

 –Salvini è quello che ha preso più voti ma io sono il regista della coalizione- E lo sta dimostrando. Ci riporta ad un pluralismo di ruoli istituzionali. Questo liberismo che riassume tutto in uno, segretario del partito, presidente del consiglio, capo della coalizione può darsi che meriti di essere nuovamente articolato.  Sta dando le carte in questo momento

La Presidente di Italia Madre Irene Pivetti su LA7 a Coffe Break “Salvini ha scelto la responsabilità di futuro leader del Centro Destra”

"Il Movimento 5 Stelle ha un leader morale di fatto, Beppe Grillo, che non ha alcun incarico a livello del Movimento quindi Di Maio è tranquillo. Salvini un anno fa ha scelto la responsabilità di futuro leader del centro destra e i numeri gli stanno dando ragione. La dinamica complessiva della politica in questa tornata elettorale fa giocare al centro destra due partite difficili, una, la definizione di una maggioranza che non c’è, due,  trovare un proprio assetto che non c’è da 30 anni, da quando è nata la stagione politica di Silvio Berlusconi, la Prima Repubblica. L’indomani del voto Salvini ha prima detto e poi confermato di non avere nessuna intenzione di mettere in discussione la coalizione di centro destra, è un leader che è forza trainante. E’ la grande scuola della Prima Repubblica che era capace di fare governi stabili con alleanze di più forze politiche."

Irene Pivetti intervistata da Pietro Senaldi: “Di Maio è la malattia del Sud, Salvini la cura. E la maledizione…”

Nella vita è questione di tempistica. Ventidue anni fa Irene Pivetti, fresca ex presidente di Montecitorio più giovane di sempre e volto più popolare del Carroccio dopo Umberto Bossi, venne espulsa dalla Lega perché contraria alla secessione.
Oggi, Matteo Salvini toglie il Nord dal simbolo del partito e in sei mesi porta la Lega a essere la forza trainante del centrodestra. «Si dimostra che avevo ragione io, che poi fondai Italia Federale», racconta oggi l’ interessata dalla poltrona presidenziale della sua ultima creatura, Italia Madre, un’ associazione per favorire l’ attività dei nostri imprenditori all’ estero che, proprio oggi, inizia a essere operativa. «Ai tempi era una Lega giovane e selvatica, ci furono scontri in piazza, mi venne anche impedito di salire sul palco. Io volevo negoziare con la politica un federalismo forte, Bossi non accettò».

 

Nessun rancore?
«Era il tempo delle espulsioni, la Lega era allo stato brado, ma non era male. Ho fondato Italia Federale perché mi hanno sbattuto fuori ma io nel cuore sono sempre stata fedele alla Lega».
Salvini ha tradito l’idea di Bossi?
«No. La Lega ha sempre avuto una vocazione nazionale, solo aveva un metodo diverso e si richiamava agli indipendentismi. Bossi puntava a far sollevare sardi e siciliani ma si rivelò una via non praticabile. La strada del federalismo oggi è quella corretta».
Vincerà la sfida al Sud?
«Ha cambiato pelle al partito e si presenta con una proposta concreta, interpretando il desiderio di libertà e protagonismo del Sud tonico e orgoglioso, mentre M5S è penoso: punta sul reddito di cittadinanza che è l’ incarnazione dei peggiori cliché meridionali».
Il capo leghista viene accusato dal resto del centrodestra di pensare più a consolidare la propria leadership nella coalizione che a dare un governo al Paese: è d’accordo?
«Sono due partite diverse. Matteo è un leader credibile e in ascesa. Si dimostra aggressivo ma forse è giusto così. Per Berlusconi la situazione è più complicata: gli avevano detto che era tre punti sopra la Lega e si è ritrovato tre punti sotto. Le uniche carte che ha sono l’ esperienza, l’ autorevolezza e il profilo moderato, ma il vento non soffia più dalla sua parte. La lotta sarà ancora lunga e aspra».
Il profilo estremista è il limite di Salvini, spesso accusato dalla sinistra di essere fascista?
«La Lega non è estremista. Non ha mai fatto una proposta economica senza avere coperture, difende i deboli, non è contro gli immigrati ma contro chi li sfrutta e per fare i propri affari è disposto a far scoppiare in Italia una guerra tra poveri. È un partito radicale e massimalista, che va alla radice del problema. La accusano di estremismo per i toni forti, ma questi rispondono alle esigenze della politica di semplificazione e comprensibilità».
Perché non si è candidata?
«Ne ho parlato, anche con Berlusconi. Ma fino a poche settimane fa vivevo a Roma e al Centro-Sud la Lega è ancora un voto d’ opinione, la struttura va costruita. Alle Comunali del 2016 mi sono candidata per Noi con Salvini ma io non sono della Capitale e ho poco radicamento sul territorio. E poi ero troppo impegnata con la mia iniziativa imprenditoriale Italia Madre, che un giorno diventerà un partito. La politica si può fare anche fuori dal Palazzo».

 

Irene Pivetti, elegantissima, in gonna, tacco 8, bracciali e mise orientaleggiante, ci riceve nei 3600 metri quadri della sede della sua associazione, periferia nord di Milano. «Partiamo domani», illustra l’ iniziativa. «Qui oggi non vede nessuno ma ci saranno trecento persone ogni giorno, offriamo consulenze, ma anche progetti chiavi in mano a chi vuole fare affari in Cina, Sud America, Stati Uniti, e altrove. Noleggiamo postazioni ma guadagneremo in percentuale sui profitti che faremo generare ai nostri clienti. Venerdì terremo il primo corso per aziende. Siamo un’ associazione di lobby, sono andata a registrarla negli Usa. Lo scriva, l’Italia ne ha bisogno».

 

Mi scusi, ma come si è costruita questa competenza?
«Sono anni di rapporti personali. Sarò andata in Cina quaranta volte e altrettante a Washington. Ho contatti con diversi distretti e municipalità».
State con Trump o con i cinesi? È appena scoppiata una guerra commerciale che può metterci ko.
«Noi sappiamo come mettere d’ accordo Usa e Cina. Come durante la guerra fredda l’ Italia è stata il Paese cerniera tra Occidente ed Est, così noi dobbiamo essere gli intermediatori tra la via cinese della seta e i dazi di Trump. L’ Italia è esposta agli investimenti cinesi e legata agli interessi americani ma negli affari ha un approccio filosofico. Invece è il caso di essere pratici come i tedeschi e fare gli energumeni come gli inglesi: possiamo diventare un hub per il commercio internazionale».
Cosa pensa della Francia che fa shopping di aziende italiane?
«La Francia è un grande Paese, molto strutturato, ma Macron non mi inganna, è un cartamodello messo lì dalla Rothschild. Non è un leader, come dimostra il fatto che non è divisivo. I veri leader sono divisivi: Trump, Berlusconi, Salvini, lo stesso Renzi. Quanto allo shopping dei francesi in Italia, o siamo proprio incapaci, o c’ è qualcuno qui che lavora per loro, ci svende e si sta facendo un bel gruzzolo».
Non le fa paura Trump?
«No, perché parla chiaro. Quando venne eletto ero in Cina, e i dirigenti del partito esultarono. Meglio uno con una forte personalità piuttosto che Obama, che fa il buono e poi ti frega la Libia e il Medio Oriente».
E Putin, giusto ieri eletto per la quarta volta zar con un plebiscito?
«Lui certo non è divisivo in Russia, ahahahaha. Resterà un baricentro mondiale stabilizzante. Quello che non capisco è perché Gentiloni abbia appena confermato le sanzioni a Mosca, che danneggiano i nostri affari. Semplificando, direi per sudditanza verso la Merkel: i nostri politici, per debolezza, spesso prendono decisioni contrarie agli interessi nazionali».
Allude alla nostra politica nell’ Unione Europea?
«Mi piacerebbe che il nuovo governo assumesse una posizione di spigolo sull’ Europa e che il disagio delle popolazioni prendesse consistenza e forma all’ interno della Ue. L’Europa deve smettere di essere un consiglio di amministrazione litigioso dove vince il più forte e iniziare a ragionare come un’ entità unica, che difende la propria cultura e i propri valori».
Torniamo alle nostre pene: venerdì iniziano le votazioni per i presidenti di Camera e Senato.
«La figura dei presidenti delle Camere oggi è prigioniera di un paradosso. Nella prima Repubblica proporzionale, la loro nomina veniva condivisi dai partiti e loro riuscivano a essere imparziali. Con il bipolarismo si sono persi il senso di appartenenza a un’ unica comunità e la corresponsabilità che ne deriva. I presidenti sono stati espressione della parte vincente e perciò o non sono stati imparziali o, come me, sono entrati in rotta di collisione con il proprio partito».
Sembra che sulla poltrona di presidente di Montecitorio aleggi una maledizione: lei cacciata, Bertinotti e Fini morti con i loro partiti, la stessa Boldrini ha fatto flop. 
«La mia storia è nota. Quanto agli altri, sono stati puniti perché hanno fatto scelte di rottura utilizzando la carica per fare una battaglia politica personale: l’ elettorato non ha gradito la loro promiscuità. Diciamo che forse è una carica che monta la testa. Il più furbo è stato Casini, che non è mai stato di sinistra e si è fatto eleggere con i voti del Pd, mentre due terzi dei parlamentari Dem sono rimasti a casa».
A questo giro le presidenze se le spartiranno M5S e Lega?
«I rapporti di forza e la logica della politica dicono questo».
Lei divenne presidente all’ alba di una nuova era. Anche adesso siamo all’ inizio di una stagione o sarà una legislatura di passaggio?
«Siamo in un’ epoca destrutturata, non pluralista e con carenza di una leadership forte. Questo spiega il successo del M5S, che ha instaurato al proprio interno una dittatura di metodo, senza capo, individualista e socialmente disaggregante. Il leader, Di Maio, non dà la linea e non genera contenuti, l’ unica relazione dell’ individuo è con il proprio computer».
La Lega farà il governo con questi signori?
«Ci sono convergenze sull’ immigrazione e l’ Europa ed entrambi sono frutto dell’ esigenza di rottura e di lavacro istituzionale con cui gli italiani hanno affrontato queste elezioni. Gli interessati smentiscono, però il governo M5S-Lega è il solo che avrebbe i numeri per stare in piedi. E poi non avrebbe nessuno contro».
Ma a Salvini converrebbe?
«A lui conviene tornare al voto, e converrebbe pure agli italiani. Però deve dimostrare di averle tentate tutte».
In caso di governo M5S-Lega è prevedibile un attacco dei mercati al Paese, come afferma la sinistra?
«Non è detto, perché sarebbe il governo più stabile numericamente. La Lega poi governa da oltre 20 anni e incarna un modello di stabilità. Quanto a M5S, strillano ma non mettono in discussione nulla. Li temo molto perché parlano di reddito di cittadinanza ma in realtà faranno la patrimoniale».
Perché a oggi i mercati sono tranquilli?
«Perché l’ Europa ha dimostrato di saper andare avanti pure senza governi. Il che è positivo, significa che il sistema tiene».
Se diventasse mai premier, quali errori commessi da Berlusconi non dovrebbe ripetere?
«Berlusconi si presentò con la famosa frase “non faremo prigionieri”. Poi la trasformò in un “vogliamoci tutti bene”. Forse per eccesso di liberalismo, forse per troppa sicurezza in se stesso, ha mediato troppo, anche con i propri principi, e così non è riuscito a realizzare la famosa rivoluzione liberale».
L’ hanno danneggiato più gli avversari o gli alleati?
«L’antiberlusconismo ha danneggiato la sinistra più di Silvio: per fargli la guerra sono rimasti fermi 25 anni e ora si trovano con le macerie e non hanno neppure le fondamenta da cui partire per ricostruire. Gli alleati hanno danneggiato Silvio ma l’ incapacità di gestire l’ alleanza è stata tutta sua».
Salvini non corre certo il rischio di essere morbido.
«Non lo so, questo bisogna vederlo. Certo è un leader credibile, ma pure Silvio lo era, anche di più».
Se lo ricorda il giovane padano Salvini, avrebbe mai detto che sarebbe finito così in alto?
«Ai tempi era un ragazzo, faceva il consigliere comunale. Ero a Roma e non me lo ricordo. L’ho conosciuto che era già segretario, quando è venuto a propormi la candidatura alle Comunali del 2016. Evidentemente si ricordava della mia Italia Federale».
È possibile un governo M5S-Pd?
«Non potrebbe reggere: avrebbe fuori la Lega e un centrodestra fortissimo. E poi non credo che al Pd convenga: non è vero che il partito è crollato perché non esiste più una domanda di sinistra, è che M5S ha dato le risposte che Renzi è stato incapace di fornire. Se i Dem vanno con i grillini, rischiano di essere fagocitati».
L’establishment preferisce i grillini al governo rispetto alla Lega perché non avendo un programma e un’ idea forte di Paese sono più manovrabili?
«Direi di più. I grillini sono funzionali all’ establishment, raccolgono la protesta e la incanalano lungo percorsi innocui per il sistema di potere, senza fornire valide alternative a esso. L’ odio verso la classe politica, che è il loro unico contenuto, in realtà fa il gioco dei poteri forti, perché li libera di un interlocutore autorevole. Il loro colore è il giallo perché di fatto sono un sindacato giallo, ovverosia connivente con il padronato. La Lega invece fa paura, perché ha un progetto rivoluzionario che mette in discussione il sistema».

 

di Pietro Senaldi

 http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13320236/irene-pivetti-intervista-pietro-senaldi-libero-luigi-di-maio-malattia-sud-matteo-salvini-cura-maledizione-presidenza-camera-.html

 

 

 

Focus Group. L’Italia come snodo strategico per l’internazionalizzazione tra la Via della Seta di XI Jinping e la politica dei dazi di Trump

Italia Madre organizza un Focus Group Presieduto dall’Onorevole Pivetti per approfondire, discutere e confrontarsi sull’Italia come snodo strategico per l’internazionalizzazione tra la Via della Seta di XI Jinping e la politica dei dazi di Trump nella sede di Only Italia World in Viale Monza 258, 20128 Milano. I lavori inizieranno alle 14.30 per terminare alle 17.00

Elezioni, Pivetti: alleanza Lega-M5s è l'unica possibile e forte

Roma, 12 mar. (askanews) - La possibile alleanza tra Lega e Cinquestelle per la formazione di un governo "è l'unica maggioranza forte e l'unica realmente possibile". Lo ha detto, intervistata da Serena Bortone ad Agorà, Rai3, Irene Pivetti (Italia Madre).

Irene Pivetti: Maggioranza Lega-Cinque Stelle unica realmente possibile

Irene Pivetti: Maggioranza Lega-Cinque Stelle unica realmente possibile Roma, 12 mar. (LaPresse) - Intervistata da Serena Bortone ad Agorà, Rai3, su una possibile alleanza Lega-Cinque Stelle, Irene Pivetti (Italia Madre) ha risposto: “E’ l’unica maggioranza forte e l’unica realmente possibile”.

L'onorevole Irene Pivetti su Rai 1 "...perché è lo Stato il primo bene comune"

Tre canzoni della mia vita dice Irene Pivetti intervistata ad  Unomattina in famiglia,  "Romeo and Juliet, dei Dire Straits, perché è bello amare anche quando è difficile, o molto difficile; La regina della notte, dal Flauto Magico di Mozart, perché è una donna che afferma la sua femminilità e indipendenza, a costo di passare per quella cattiva; e infine l'Inno di Mameli, perché la passione civile e politica non ci abbandona mai, e gli Italiani, andando a votare in tanti, contro le previsioni, hanno appena dimostrato quanto la politica sia importante, nonostante tutto, perché è lo Stato il primo bene comune."

Invochiamo il Dono del Consiglio

Oggi è Natale, perciò vorrei chiedere un regalo. Lo chiedo per voi e per me, e lo chiedo allo Spirito Santo, che ne ha almeno altri sei da parte, dunque non ci dirà di no. Per Natale chiedo, per voi e per me, una bella dose di spirito critico. Nel Catechismo lo chiamano il dono del Consiglio, ma noi gli diamo un nome che si capisca di più, e cioè la capacità di discernere fra bene e male, fra giusto e ingiusto, fra vero e falso, eccetera. Già che ci siamo, anche fra bello e brutto, che non è nemmeno una cosa scontata oggi.

Io dico: invochiamo il dono del Consiglio perché il Natale sia una festa davvero.

E allora quando facciamo gli auguri, per piacere lasciamo da parte Babbo Natale, gli orsetti, le renne, e tutta una natura nordica pacioccona e buffa che tra l'altro non esiste affatto, recuperiamo l'età mentale e anagrafica che abbiamo lasciando queste fantasie infantili e mollicce ai bimbi piccoli, ma piccoli davvero.

A Natale, tiriamo fuori un po' di carattere per guardare una minorenne che partorisce in un ricovero di fortuna, con un marito che non la tocca con un dito perché sa che non è sua, qualche lavoratore socialmente utile che guarda che sta succedendo in quella baracca, e i sapienti e gli intelligenti che non ci capiscono niente.

La politica di Erode cerca già il bambino per ucciderlo, e solo tre ricchissimi burini di non si sa dove hanno capito che i soldi sono importanti ma vanno messi dove stanno le vere priorità. E per questo portano dove stanno le vere priorità. E per questo portano segni della loro immensa ricchezza a quel figlio di nessuno in una baracca.

Io questa scena non me la voglio perdere. Io questi tre Ultimi col loro bue e il somaro, con intorno i lavoratori del turno di notte, e fra qualche giorno tre bizzarri riccastri che arrivano a raggiungerli, voglio rigirarmeli fra le mani tutto il tempo, voglio capire, devo capire, come hanno fatto ad essere lì, perché ci hanno creduto, tutti quanti, e con che faccia di bronzo si sono tenuti per trent'anni la fama del pazzo, prima che Gesù diventasse famoso. I pastori, per dire: di sicuro qualcuno di loro avrà fatto in tempo a morire, prima che si sapesse della vita pubblica di questo nuovo Maestro che parlava "come uno che ha autorità", per altro in sinagoghe a centinaia di chilometri da lì, perché Betlemme non è Nazareth, non è Cafarnao, non è nemmeno Gerusalemme, anche se è vicina, e Gesù non ci è mai più tornato durante la sua vita.

Chi c'era quella notte, quelli sono veri rivoluzionari.

Quei quattro o cinque lavoratori border line, pastori da notte, sono stati incastrati letteralmente dall'angelo nella parte del fesso. Oppure no. Quei quattro o cinque sono il primo noi, sono i primi sassi su cui si è cominciato a costruire. E qualcuno di loro ha capito, e ha creduto, lasciando la Sacra Famiglia meno sola.

Ecco, questi sono i miei auguri: a Natale, vediamo di essere all'altezza di questa gente da niente, curiosi anche spaventati, ignoranti ma liberi. Gente normale piena di fatica, che è andata a vedere, e ha lasciato che quel che ha visto cambiasse loro la vita. Buon Natale

Irene Pivetti

 

Parliamo di usurpatori

“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Articolo uno comma due.

di Irene Pivetti
Siamo gente che fa sul serio. Abbiamo scritto una Legge Fondamentale molto impegnativa, quanto semplice da capire, chiara, inequivoca. L'abbiamo affidata al voto e l'abbiamo scelta. L'abbiamo fatta nostra e ci abbiamo costruito sopra lo Stato, imperfetto per carità, sempre insufficiente, ma equilibrato almeno nelle intenzioni, aperto al futuro, e soprattutto giusto.
Per essere cittadini bisogna
essere re, per essere degno dell'Italia devi sentire la sua storia, la sua lingua, le sue istituzioni come cose tua, amarle, difenderle dare la vita per esse come se tutto difendesse solo da te.
Tu sei re e perciò sei cittadino, sei pronto a morire per servire e per questo meriti di essere membro, meriti di votare, di concorrere con la forza della tua volontà a rendere ogni giorno un po' migliore questo patrimonio prezioso che ti viene affidato, per consegnare ai tuoi figli più ricchezza, più bellezza, più giustizia di quanta ne abbia ricevuta tu. Questo è il senso della sovranità che appartiene al popolo. Una responsabilità prima di tutto, che incomincia con la nascita e non finisce mai cresce soltanto, ogni giorno della nostra vita, man mano che crescono la nostra intelligenza, la nostra esperienza, la nostra volontà. Per questo, e solo per questo denunciamo gli usurpatori.
Che non sono solo quelli che si appropriano slealmente, o illegalmente, di parti di potere, che fanno cattivo uso dei pubblici uffici, che rubano il denaro pubblico o che gettano discredito e vergogna sulle istituzioni. Sono costoro gli usurpatori ma non solo loro.
Usurpatori sono anche tutti coloro che dormono mentre dovrebbero vigilare: La loro scelta o le circostanze li hanno messi a tutelare il diritto e la giustizia, angeli e cioè messaggeri di rettitudine affondano nell'omissione come in una melma scandalosa, flaccidi e ingombranti ingolfano le turbine, affogano la sala motori, e fanno dello Stato una macchina infernale. E non pensiamo solo ai magistrati inefficienti o faziosi, ma a tutti coloro che ricoprono ruoli di bilanciamento di un potere, dalle molte authority ai moltissimi uffici amministrativi.
Fanno delle procedure non una garanzia di libertà ma uno strumento di piccolissimo ma distruttivo, e odioso, potere ai danni di tutti e di chiunque, ad esclusivo vantaggio della loro sudicia vigliaccheria.
Sì, anche costoro usurpano, ma non sono solo loro gli usurpatori che hanno preso in ostaggio la nostra libertà.
Usurpatori, mentitori, e nostri nemici (e non dico avversari, dico proprio nemici), sono tutti coloro che di abitudine gridano allo scandalo, esaltano la disperazione, sfrenano gli istinti di rabbia e di vendetta. Falsi profeti, illudono i più vulnerabili, come il pifferaio magico che affascinava i bambini con la musica e li trascinava nel ventre della montagna a morire come topi. Cosa ci guadagnasse non è dato sapere, come non è sempre evidente il motivo per cui alcuni spendono tante energie per distruggere invece di costruire, per uccidere la speranza invece di coltivare la responsabilità. Non è sempre chiarissimo anche se a volte si intuisce, ma evitiamo i complottismi e lasciamo per ora in sospeso questa delicatissima questione. Diciamo che anche se fosse senza motivo (e non lo è mai), seminare afflizione, frustrazione e rabbia è uno schifoso tradimento della fiducia popolare, come i maledetti che nell'antichità avvelenavano i pozzi per catturare i villaggi, non c'è nulla di più colpevole, e di più rivoltante.
Questi disperatori sono veri servi del male, e dobbiamo avere la faccia di dirlo, con serenità e fermezza, perche non si dà uno spintone a uno che barcolla, ma una mano, non si insegna a sputare a chi è malato, ma a prendere le medicine, e se le forze del tuo vicino si spengono lo consoli se non puoi più fare niente per
lui, non aizzi il suo dolore. La cittadinanza rettamente intesa è curativa, la responsabilità è terapeutica, fa bene alla persona prima di tutto, e poi allo Stato, e spinge incessantemente al bene per sé e per gli altri.
Per questo usurpatori siamo anche tutti noi quando, magari stanchi o solo un po' viziati, ci lasciamo troppo facilmente cadere le braccia, e ci abbandoniamo alla lamentela.
E che diamine, un po' di carattere. Certo, non sono il momento di stanchezza o di delusione che uccidono lo Stato, e con esso il bene comune, ma la sistematica invocazione di diritti a cui non necessariamente corrispondono dei doveri, questo è vile, questo è usurpatore.
Ma cosa posso fare io, si obietta, di fronte a questo colosso che è la realtà, che mi ignora e mi schiaccia.
Poco, a volte. Moltissimo, altre volte. Invece di raggirare, rispettare. Invece di deludere, fare.
Invece di tacere, proporre. E soprattutto, essere.
Uomini e donne con la spina dorsale, impariamo a stare dritti sulle gambe, seri e preparati, determinati a vincerla questa battaglia universale contro l'abbandono, la vigliaccata, lo sfaccendamento.
La Costituzione ci ha assegnato - anzi, con la Costituzione ci siamo assegnati un posto molto alto, e abbiamo fatto bene: Siamo cittadini perché siamo re, figli di re e padri e madri a nostra volta di piccoli re della propria libertà, da crescere con l'amore e con l'esempio.
Bene. La sovranità appartiene al popolo. Vediamo di esserne all’altezza.

 

Occupare il nostro posto. Di Irene Pivetti

In  base a quale follia noi autorizziamo noi stessi a chiamarci il centro, e a compatire il resto del mondo come periferia? Quale malsano squilibrato orgoglio ci fa vedere nei Paesi terzi, cioè extracomunitari, dei soggetti bisognosi della nostra amorevole cura?

Sono da cinque giorni in Cina (mi capita spesso, ci lavoro da più di otto anni), ho visto questo Paese in lungo e in largo e quasi ogni notte nelle mie 50 missioni ho scritto mail con la televisione accesa a vedere i cinesi come si raccontano, che dicono e cosa pensano di se stessi e degli altri: talk show, giochi a premi, telegiornali, fiction su Mao Tze Dong da giovane, telenovelas in costume medievale e tanti, tanti reportage dal mondo. Dell'Europa, non dico dell'Italia, avrò sentito parlare 2 o 3 volte.

E noi saremmo il centro, e loro la periferia. Stanotte, notizie dal mondo: Cina che parla di Africa e africani che parlano di Cina, Xi Jinping che riunisce tutti i partiti comunisti del mondo a Pechino, Trump e i suoi conflitti con l'Fbi e poi Corea del Nord. Fine.

Problema: ma ricchezza e miseria sono ancora uno spartiacque, e noi siamo quelli ricchi. Chiediamolo ai nostri anziani se è vero, o ai nostri esuberi. O alle (ormai debellate come un morbo) famiglie numerose, chi è ricco e chi è povero.

La miseria dell'Africa, del sud-est asiatico, dipende ormai molto più dalla corruzione dei loro governi che da remote colpe coloniali di ex potenze ora tagliate fuori. Dipende dal non gestire l'estremismo islamico, dal fare soldi sulla tratta di esseri umani, dal gusto per la ricchezza non guadagnata e dal disprezzo per il popolo. Rispetto a tutto questo noi europei, ex centro ed ora anche ex ricchi, abbiamo soprattutto una grande, ma non interessante, colpa di omissione. Siamo omissivi e non condividiamo con loro quel che a nostre spese avremmo dovuto imparare, e cioè che la fame dell'oro porta alla guerra, e la guerra alla disperazione, la disperazione alla dittatura e questa alla morte, anche delle classi dirigenti. E che dopo resta solo fango.

Poltiglia culturale inservibile, finché qualcuno non si rimbocca le maniche per ricostruire. Ma questo è un passaggio che un po' ci disturba, non sappiamo se ci crediamo davvero. La chiamiamo "retorica", e giù a smontare e maledire, e retrocedere. Siamo omissivi perché abbiamo sprecato le energie facendoci del male. Finito l'olio delle lampade, non abbiamo nemmeno voglia di comprarne altro. Mentre l 'Africa a un passo da noi rifà in modo bestiale e persino più violento gli stessi errori che l'Europa ha fatto negli ultimi 500 anni. E noi ci ostiniamo a curare i loro sintomi.

I migliori fra noi vanno laggiù a nutrire gli affamati, a curare le piaghe, ad amarli fino a farsi ammazzare, e non c'è un mediocre politicante in tutta Europa che abbia la faccia di dire a quei governi: vergognatevi affamatori, governi trafficanti, governi assassini dei vostri stessi popoli, non uno di noi che abbia la faccia di distinguere governi buoni e cattivi, di promuovere una azione politica vera, stipulare una alleanza sana con i più equilibrati, che non a caso sono anche gli Stati più prosperi, operando attivamente per contrastare i sanguinari.

Il nostro stesso non-interventismo nemmeno diplomatico è una forma di razzismo, quasi fosse normale per noi pensare l'Africa, e parte del sud-est asiatico, come terra di sostanziale sottosviluppo, e perciò anche di barbarie: "Lascia correre, finché si scannano fra loro a noi va bene". E via così a considerarci il centro. Invece le cose non stanno più in questo modo da un pezzo.

In Asia la Cina governa il continente da almeno quarant'anni, così come governa l'Africa da venti. Gli Stati africani scelgono ormai solo fra la solidarietà islamica e la fratellanza cinese: contribuire da parte nostra a far pendere la bilancia a favore dei soggetti migliori non sarebbe nemmeno tanto un atto di dovuta carità, quel famoso risarcimento storico che sentiamo di dovere, a causa della nostra passata ricchezza. Piuttosto sarebbe una azione intelligente, appena appena lungimirante, per provare a migliorare la qualità complessiva di chi di qui a poco è destinato a governarci, a dominare di sicuro la nostra economia, e a giocarsela con forza persino con la nostra cultura, tanto siamo diventati timidi e imbelli.

Questo siamo, noi residuali, nobili decaduti, viziati e inetti. Abbagliati dalle nostre passate ricchezze di cultura e storia non vediamo la sterpaglia della malavoglia che devasta i nostri campi, le crepe della presunzione nei nostri muri, e continuiamo ad atteggiarci a legislatori di un mondo che, semplicemente, ci ignora. È ora di svegliarci da questo incubo da morfina, è ora di riprendere umilmente, ma seriamente, ad occupare il nostro posto nel mondo, lavorando come tutti, insieme con gli altri, non sopra ma nemmeno sottomessi, e nemmeno necessariamente "per" gli altri.

Ripartire dall'umiltà come virtù tattica se non morale, perché a stare bassi si vedono meglio i particolari, e non si viene rilevati dai radar.

Impariamo di nuovo a misurarci anche un po' dai risultati, perché presto non avremo più alcun diverso da accogliere, ma semmai noi diversi dovremo negoziare la nostra accoglienza da parte degli altri, là dove una volta era casa nostra. Abbiamo poco da sentirci lume per il mondo povero, la risacca della storia ci sta già lasciando in dietro, e se vogliamo essere vivi anche domani sarà meglio che guardiamo la faccia della Terra come realmente è. Mettiamo più carattere nelle nostre scelte e più umiltà nella nostra autostima.

Allora, e solo allora, scopriremo che c 'è ancora bisogno di noi: ritornati credibili, potremo finalmente essere i necessari testimoni di una civiltà di diritto e giustizia, decaduta sì ma ancora in grado di portare frutto. Siamo dunque noi umili, seri, diligenti, onesti, siamo noi buoni operai in questo mondo ed allora noi periferici, noi diversi, noi quasi-del-tutto-finiti saremo se Dio vuole riconosciuti come simili, come pari. E sarà il meglio che ci possa capitare.

Articolo pubblicato anche su www.interris.it

 

 

Renzi è un bugiardo e primo autore di fakenews, mi diffama!

Renzi bugiardo e primo autore di notizie false: dopo la Presidenza rifiutai proprio le offerte del suo partito e feci coerentemente solo campagna per la Lega. Io ho pagato sulla mia pelle la coerenza politica di stare nel mio partito- prosegue Pivetti- malgrado le offerte di desistenza fatte dall’allora capogruppo del PDS, oggi PD, Giovanni Berlinguer. Sono stata coerente, feci campagna elettorale con la Lega e portai il partito a cui appartenevo dall’8 al 10,4%. Successivamente, rifiutando la svolta secessionista, fui espulsa, anche questo a causa della mia coerenza. Ma Renzi non conosce la coerenza  e preferisce diffondere notizie false e diffamatorie. Bugiardo!

Aquile come polli. Riflessioni sull'impegno dei cristiani in politica

Irene Pivetti

C’è un atto di responsabilità da compiere oggi, e da oggi in poi oggi in poi.

Dobbiamo tornare a dire: voglio essere cittadino di questo Stato, voglio fare la mia parte in questa società, specialmente ora che è più difficile crederci, voglio portare il mio peso e aiutare gli altri a portare il loro, voglio dare una forma utile alla mia libertà.

Perché adesso che le abbiamo viste tutte e la misura è colma, con che coraggio rimaniamo seduti, o peggio ci lasciamo andare alla lamentela? Come possiamo fare nostro il cinismo del tanto peggio tanto meglio, e la superficialità del non mi riguarda? Dio non voglia che non sappiamo più svegliarci da questo sonno, triste e in ultima analisi egoista, per ritrovarci domani a chiederci: Io dov'ero mentre tutto quanto cominciava?

Perché è di questo che stiamo parlando.

Il tempo di soffrire in silenzio fino ad abituarsi è finito, e non ci sono scuse per starsene ancora faccia al muro, avvolti stretti nei nostri stracci di coscienza, sul pavimento della stazione della vita. Alziamoci. Via questi cenci da perdenti. In piedi morti di fame che siamo, è ora di andarci a riprendere una vita decente, giustizia, libertà, coesione sociale, serietà, merito, speranza, spirito costruttivo e capacità di collaborare, equità economica e decoro istituzionale, servizio al bene comune, identità, Stato.

È ora di politica, anche se ci hanno fatto credere che non esista più. E che, se mai esista, non valga proprio la pena.

È ora di libertà, di quella seria, fatta di sacrifici quotidiani, di mediazioni tra l'ottimo e il possibile, di astuzia buona per aggirare gli ostacoli, e anche di qualche santa arrabbiatura.

È ora di responsabilità, amici che ancora riuscite a sentire il vostro cuore battere, responsabilità di fronte a noi stessi, alla nostra famiglia, alla società, ma responsabili anche di fronte allo stato o, per chi sa che Lui non ci perde mai di vista, nemmeno adesso, che siamo tanto fiacchi da far pena, ma tuttavia porta pazienza, responsabili di fronte a Dio.