Parliamo di usurpatori

“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Articolo uno comma due.

di Irene Pivetti
Siamo gente che fa sul serio. Abbiamo scritto una Legge Fondamentale molto impegnativa, quanto semplice da capire, chiara, inequivoca. L'abbiamo affidata al voto e l'abbiamo scelta. L'abbiamo fatta nostra e ci abbiamo costruito sopra lo Stato, imperfetto per carità, sempre insufficiente, ma equilibrato almeno nelle intenzioni, aperto al futuro, e soprattutto giusto.
Per essere cittadini bisogna
essere re, per essere degno dell'Italia devi sentire la sua storia, la sua lingua, le sue istituzioni come cose tua, amarle, difenderle dare la vita per esse come se tutto difendesse solo da te.
Tu sei re e perciò sei cittadino, sei pronto a morire per servire e per questo meriti di essere membro, meriti di votare, di concorrere con la forza della tua volontà a rendere ogni giorno un po' migliore questo patrimonio prezioso che ti viene affidato, per consegnare ai tuoi figli più ricchezza, più bellezza, più giustizia di quanta ne abbia ricevuta tu. Questo è il senso della sovranità che appartiene al popolo. Una responsabilità prima di tutto, che incomincia con la nascita e non finisce mai cresce soltanto, ogni giorno della nostra vita, man mano che crescono la nostra intelligenza, la nostra esperienza, la nostra volontà. Per questo, e solo per questo denunciamo gli usurpatori.
Che non sono solo quelli che si appropriano slealmente, o illegalmente, di parti di potere, che fanno cattivo uso dei pubblici uffici, che rubano il denaro pubblico o che gettano discredito e vergogna sulle istituzioni. Sono costoro gli usurpatori ma non solo loro.
Usurpatori sono anche tutti coloro che dormono mentre dovrebbero vigilare: La loro scelta o le circostanze li hanno messi a tutelare il diritto e la giustizia, angeli e cioè messaggeri di rettitudine affondano nell'omissione come in una melma scandalosa, flaccidi e ingombranti ingolfano le turbine, affogano la sala motori, e fanno dello Stato una macchina infernale. E non pensiamo solo ai magistrati inefficienti o faziosi, ma a tutti coloro che ricoprono ruoli di bilanciamento di un potere, dalle molte authority ai moltissimi uffici amministrativi.
Fanno delle procedure non una garanzia di libertà ma uno strumento di piccolissimo ma distruttivo, e odioso, potere ai danni di tutti e di chiunque, ad esclusivo vantaggio della loro sudicia vigliaccheria.
Sì, anche costoro usurpano, ma non sono solo loro gli usurpatori che hanno preso in ostaggio la nostra libertà.
Usurpatori, mentitori, e nostri nemici (e non dico avversari, dico proprio nemici), sono tutti coloro che di abitudine gridano allo scandalo, esaltano la disperazione, sfrenano gli istinti di rabbia e di vendetta. Falsi profeti, illudono i più vulnerabili, come il pifferaio magico che affascinava i bambini con la musica e li trascinava nel ventre della montagna a morire come topi. Cosa ci guadagnasse non è dato sapere, come non è sempre evidente il motivo per cui alcuni spendono tante energie per distruggere invece di costruire, per uccidere la speranza invece di coltivare la responsabilità. Non è sempre chiarissimo anche se a volte si intuisce, ma evitiamo i complottismi e lasciamo per ora in sospeso questa delicatissima questione. Diciamo che anche se fosse senza motivo (e non lo è mai), seminare afflizione, frustrazione e rabbia è uno schifoso tradimento della fiducia popolare, come i maledetti che nell'antichità avvelenavano i pozzi per catturare i villaggi, non c'è nulla di più colpevole, e di più rivoltante.
Questi disperatori sono veri servi del male, e dobbiamo avere la faccia di dirlo, con serenità e fermezza, perche non si dà uno spintone a uno che barcolla, ma una mano, non si insegna a sputare a chi è malato, ma a prendere le medicine, e se le forze del tuo vicino si spengono lo consoli se non puoi più fare niente per
lui, non aizzi il suo dolore. La cittadinanza rettamente intesa è curativa, la responsabilità è terapeutica, fa bene alla persona prima di tutto, e poi allo Stato, e spinge incessantemente al bene per sé e per gli altri.
Per questo usurpatori siamo anche tutti noi quando, magari stanchi o solo un po' viziati, ci lasciamo troppo facilmente cadere le braccia, e ci abbandoniamo alla lamentela.
E che diamine, un po' di carattere. Certo, non sono il momento di stanchezza o di delusione che uccidono lo Stato, e con esso il bene comune, ma la sistematica invocazione di diritti a cui non necessariamente corrispondono dei doveri, questo è vile, questo è usurpatore.
Ma cosa posso fare io, si obietta, di fronte a questo colosso che è la realtà, che mi ignora e mi schiaccia.
Poco, a volte. Moltissimo, altre volte. Invece di raggirare, rispettare. Invece di deludere, fare.
Invece di tacere, proporre. E soprattutto, essere.
Uomini e donne con la spina dorsale, impariamo a stare dritti sulle gambe, seri e preparati, determinati a vincerla questa battaglia universale contro l'abbandono, la vigliaccata, lo sfaccendamento.
La Costituzione ci ha assegnato - anzi, con la Costituzione ci siamo assegnati un posto molto alto, e abbiamo fatto bene: Siamo cittadini perché siamo re, figli di re e padri e madri a nostra volta di piccoli re della propria libertà, da crescere con l'amore e con l'esempio.
Bene. La sovranità appartiene al popolo. Vediamo di esserne all’altezza.

 

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